giovedì 8 marzo 2007

Un discorso di eredità

Cecco non è ancora sceso dal quadrato.

Ha smesso di far pugilato l'anno scorso.

Eccolo lì, che indugia dopo la campana. Perché Willy ha bisogno di consigli, soprattutto se vuole diventare un professionista.
Eppure si vede da come mima i colpi che per lui fare il pugilato non è stato un semplice capitolo della vita.
È un peccato aver smesso dice a Dona, che si schernisce con la solita umiltà.
Entrambi un grande cuore, come un marchio di fabbrica.
Sembra non abbiano lasciato una significante eredità.
Padri di una generazione che non ha generato eredi.

Ci si allena anche oggi, anche oggi si tiene il peso sotto controllo.
Anche oggi ci si pestano gli occhi e il muso.

Le meccaniche sono sempre le stesse.
Ma è nel cuore che c'è un salto.
È tutto in quel formidabile motore, in quella pompa instancabile.
Che manda sangue giovane, ossigenato, nelle arterie.
Che manda desideri, speranze e nutre la volontà fino al sistema nervoso centrale, il cervello.

Sbarde dice che il pugilato si fa con la testa, con le gambe e solo per ultime le braccia.
Sottinteso che senza cuore non si inizia nemmeno.

Ma c'è cuore e cuore.
In alcuni si tratta di un organo straordinario.
Che può anche spingere a fare degli errori, talvolta anche grossi.
Cecco, quell'ultima ripresa con Perna...

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