Posteggio lentamente sul lato sinistro di via Sonnino.
Bel nome per una via di un quartiere proletario.
Molto probabilmente i ragazzi che si scassano il fegato e si annoiano il pomeriggio al bar del circolo ARCI non lo sanno nemmeno.
Come ignorano cosa sia l'ARCI.
Scendo dal mio cavallo nipponico, lo sposto a mano per posteggiarlo in quel falso piano.
Sistemato un antifurto velleitario ma efficace, salgo su, verso la palestra, dove Gaulois mi aspetta.
Non ci vediamo da prima delle ferie.
È uno dei miei migliori amici.
Il vecchio maestro della palestra continua a provocare e a sentenziare, gradasso, intrufolandosi nei nostri discorsi.
Ma questa sera sono parole buttate al vento, lo prendo per il culo con lo sguardo, con l'espressione degli occhi.
È un uomo abituato ad alzare la voce che ne vuole sapere sempre di più degli altri ma senza i suoi allievi non ha autorità, nel mondo degli adulti vive isolato. È stato in grado di scavarsi un fossato tutto attorno e non mi meraviglio più che nessuno voglia mettervi anche solo un ponte levatoio.
Ormai è solo un vecchio.
Un vecchio stronzo.
Dolcemetà aspetta a casa, con BBB nel suo ventre e io non riesco a liberarmi dalle grinfie di questo vegliardo.
Va bene, tra una serie a due mani ad un sacco, un pò di pera, Gaulois segue Caronte nel suo allenamento.
L'ha portato in palestra, Caronte, che non ha fatto belle cose in passato, ha avuto problemi anche con la giustizia, ma adesso vuole combattere. Probabilmente sta facendo la fine di troppi pugili.
Povero, in terra straniera con una dote, tra le altre, non quella della cosiddetta nobile arte, quanto quella molto meno nobile e ben più prosaica di saper fare cazzate puntualmente.
Il Maestro non ce lo vuole Caronte nella sua palestra, lo dice con sufficiente pacatezza a Gaulois.
Alla fine usciamo, Caronte resta lì, probabilmente il mio amico lo porterà altrove, segnato da quella maledetta solidarietà, troppo trasversale, che i pugili sanno avere tra loro.
Eccoci fuori, è lì, che celati dalla sella del suo motorino e con un fare trafelato, Gaulois mi regala la grappa livignasca che ha portato via dalle ferie.
Non vuole farsi vedere, nemmeno rischiarlo attraverso la finestra della palestra su al primo piano.
Sa che mi sento una merda perché tra olio e vino i nostri campi sono a secco da un paio d'anni, persino io ho dovuto comprarne e le previsioni sono cattive anche per il 2009.
La vendemmia non si è praticamente fatta e per l'olio si vedrà, ma sembra non sia annata.
Mi saluta dicendo: "Dai poi veniamo una volta da allenarci".
- Certo! -
Io ormai non ho più uno spirito che arde per la dolce scienza, ma avere degli ottimi amici è un piacere e andrò senza dubbio.
Prima o poi.
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